Cosa significa “indossare gli occhiali della famiglia”?
Vi raccontiamo i passaggi più belli dell’incontro in Curia con Adriano Bordignon.
Cogliere l’opportunità di ascoltare e confrontarsi con chi si occupa di famiglia a livello nazionale è sempre un dono prezioso. Nei giorni scorsi, la Curia Arcivescovile di Campobasso ha ospitato Adriano Bordignon, presidente del Forum delle Associazioni Familiari, per la presentazione del suo libro, “Rivoluzione famiglia. Un ecosistema per il futuro”.
Ma non solo: Bordignon è venuto in Molise anche con un sogno nel cuore, quello di far nascere finalmente un Forum regionale delle famiglie. Il Molise è infatti l’unica regione italiana a non averne ancora uno, e questa assenza pesa su un territorio che ha bisogno più che mai di fare rete.
Anche noi della pastorale familiare eravamo presenti, desiderosi di raccogliere spunti, idee e visioni preziose da mettere a servizio di tutta la comunità.
La famiglia come un ecosistema vivo
Attraverso le pagine del libro, l’autore ci invita a guardare la famiglia come un vero e proprio “ecosistema”: per crescere e fiorire ha bisogno di un “suolo” fertile e di un “clima” sociale, educativo ed economico favorevole.
La proposta centrale del libro è proprio questa: leggere la famiglia come una realtà viva all’interno di un ecosistema, dove gli elementi della natura aiutano a comprendere in modo semplice i bisogni concreti delle nostre famiglie:
Il suolo (Le radici): Rappresenta la fiducia, la reciprocità e la protezione. Senza questo terreno fertile, nessuna relazione può durare.
L’acqua (La quotidianità): È la linfa delle relazioni di tutti i giorni, l’elemento essenziale che disseta e unisce.
Il clima (Il contesto): È l’ambiente sociale, economico e culturale in cui la famiglia è immersa. Se il clima è instabile o ostile, anche i nuclei più solidi faticano.
I nutrienti (I servizi e la politica): Sono gli strumenti concreti come le politiche pubbliche, il lavoro dignitoso, la casa, la scuola e la sanità.
L’aria (La speranza): Elemento invisibile ma vitale. Senza l’aria della speranza, le famiglie si chiudono e si spengono.
La luce (La dimensione spirituale): La ricerca di senso e la capacità di riconoscere nell’altro un dono, anche nelle situazioni difficili.
Quando questi elementi sono in equilibrio, la famiglia fiorisce. Ma se guardiamo alla nostra realtà locale, ci accorgiamo che questo equilibrio è oggi sotto forte pressione.
I numeri che interpellano il nostro Molise
I numeri ci raccontano una realtà che non possiamo ignorare e che tocca da vicino le nostre famiglie molisane:
L’inverno demografico: Nel 2025 il Molise registra uno dei cali demografici più forti d’Italia (–6,5 per mille abitanti) e un tasso di fecondità fermo a 1,02 figli per donna.
I giovani che partono: Il saldo migratorio dei giovani laureati (tra i 25 e i 39 anni) è di –39,9 per mille, segno di un territorio che perde le sue energie migliori.
L’indice di vecchiaia: Si contano 253 anziani ogni 100 giovani sotto i 15 anni.
Questi dati non sono fredde statistiche: significano scuole che rischiano di chiudere e comunità che invecchiano nella solitudine. La vera sfida non è trattenere i giovani per obbligo, ma garantire loro la libertà di restare, offrendo “nutrienti” concreti: lavoro stabile, tutele, servizi per l’infanzia e una sanità territoriale efficiente.
Ubuntu: io sono perché noi siamo
A tutto questo c’è una risposta che viene da lontano e che ha un nome bellissimo: Ubuntu. È una parola che viene dall’Africa e che porta in sé una verità che, in fondo, conosciamo tutti: “Non esisto da solo, esisto perché c’è un tu, in quanto siamo parte di un noi.” È proprio con queste parole che Bordignon apre il suo libro, come a dire: prima di tutto il resto, c’è la relazione.
La famiglia è il primo luogo dove questa verità si impara sul campo — non sui libri, ma nella vita di ogni giorno: apparecchiando la tavola insieme, perdonandosi dopo un litigio, reggendo il peso dell’altro nei momenti difficili.
In un tempo in cui sembra che ognuno debba farcela da solo, riscoprire il “noi” è un atto quasi rivoluzionario. E quella rivoluzione comincia proprio a casa nostra. Perché nessuno si salva da solo.
Figli e schermi: una domanda che riguarda tutti noi
Nel vivace spazio dedicato alle domande, è emerso uno dei temi più sentiti da genitori ed educatori: il rapporto tra i nostri figli e gli smartphone.
Bordignon ha ricordato che lo stile dell’Ubuntu è la vera risposta anche all’isolamento tecnologico, e ci ha richiamato a tre responsabilità concrete:
La testimonianza degli adulti: La prima regola educativa siamo noi. Non possiamo chiedere ai ragazzi di staccarsi dagli schermi se noi per primi siamo costantemente con il telefono in mano, anche a tavola o durante i momenti più preziosi della vita familiare. Il cambiamento parte dal nostro esempio.
Oltre le bolle digitali: Gli schermi rischiano di chiudere i nostri figli in un mondo sempre più piccolo e solitario. La famiglia ha il compito bello e faticoso di rieducare alla relazione vera, fatta di sguardi, ascolto e presenza.
Un patto digitale: Gestire l’impatto della tecnologia sui più piccoli non può ricadere solo sulle spalle dei genitori. Serve un’alleanza concreta tra famiglie, scuola, parrocchie e associazioni per offrire ai ragazzi spazi di socialità reale, dove tornare a stare insieme davvero.
Il Molise che “R-esiste”
L’incontro ci ha lasciato nel cuore una certezza: nonostante le salite, il nostro Molise “R-esiste”. Lo fa grazie a tante persone e realtà che ogni giorno si rimboccano le maniche per tessere relazioni, costruire comunità e non lasciare indietro nessuno.
Il Molise può diventare un laboratorio di rinascita. Ma per farcela, dobbiamo rimettere la famiglia al centro — non come slogan, ma come scelta concreta — e restituirle la possibilità di guardare al futuro con speranza e senza paura.
Come pastorale familiare facciamo tesoro di tutto ciò che questo incontro ci ha seminato nel cuore, pronti a trasformarlo in gesti concreti di accoglienza e vicinanza, nelle nostre comunità e nella vita di ogni giorno.